Crisi: cibi poveri in una casa su 10

“Una famiglia su dieci non può permettersi una dieta equilibrata”. Sembrano dati assurdi, ma purtroppo si tratta di una cruda realtà, risultati venuti alla luce nel corso di un’indagine appena conclusa e presentata in Expo al Banco alimentare. Quest’ultimo, insieme alla Caritas, si occupa di raccogliere avanzi di cibo per donarlo alle strutture caritative con le quali collabora da diversi anni.
L’indagine chiamata “Food poverty, Food bank. Aiuti alimentari e inclusione sociale” è stata curata dall’Università Cattolica e realizzata con il contributo della Fondazione Deutsche Bank e di PwC per la raccolta dei dati.
I dati parlano chiaro: persone disoccupate, soffocate da vari debiti oppure separate e divorziate non possono concedersi, almeno ogni due giorni, un pasto proteico come pollo, carne, pesce o equivalente vegetariano e sono, quindi costrette a chiedere da mangiare alle associazioni apposite.
Per ottenere tali risultati sono stati presi in esame gli ultimi dati relativi agli anni compresi tra il 2007 e il 2013. Le analisi hanno sottolineato come, negli ultimi sei anni, sempre più famiglie (circa un milione in più) hanno denunciato tale stato di vita, con una predominante incidenza nel Sud, prevalentemente in Campania e in Sicilia.
Si tratta del 9,1% della popolazione, ossia circa cinque milioni e mezzo di persone di cui 300 mila sono al di sotto dei 18 anni, mentre 500 mila tra i 18 e i 24.
La situazione si fa ancor più drammatica quando ad avere bisogno sono proprio i bambini al di sotto dei cinque anni di età, con una necessità estrema di nutrirsi di latte o di proteine indispensabili al loro sviluppo.
A tale proposito, il presidente del Banco Alimentare, Andrea Giussani ha cercato di marcare l’importanza di non sprecare il cibo che non può andare più sul mercato, ma di utilizzarlo per aiutare, sempre di più, tutte le famiglie povere di alimenti. Il suo discorso era prevalentemente rivolto alle aziende, incitandole a collaborare, in quanto maggiore sarà la risposta alla collaborazione, più famiglie potranno essere aiutate.
Fino ad ora, il Banco Alimentare ha raccolto più di cinque mila chili di cibo, il quale verrà poi diviso, successivamente stoccato e distribuito alle famiglie indigenti o ai diversi enti benefici di assistenza.
La fame sofferta da milioni di famiglie italiane non può essere ignorata. Si tratta di una emergenza che deve condurre ad una profonda riflessione: il cibo è un bene primario che appartiene a ogni soggetto; per tale motivo non può essere sprecato o, peggio ancora, gettato tra i rifiuti.




Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *