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Il pesto danneggia l’ambiente

Ormai alla lista delle minacce ambientali mancava solo il pesto. A sostenerlo è Jonathan Slaght, un biologo statunitense membro della Wildlife Conservation Society, secondo il quale la responsabilità di tale pericolo ricadrebbe sulla “raccolta selvaggia” di pinoli, tra gli ingredienti principali della celebre salsa. Secondo Slaght il consumo di pesto starebbe minacciando la sopravvivenza di molti boschi ora popolati di pini, pinoliesponendoli quindi al rischio deforestazione. L’allarme sulla raccolta senza criterio di pinoli è stato lanciato dal biologo sulla pagine del quotidiano statunitense The New York Times. Il problema ruoterebbe intorno alle sproporzionate importazioni di pinoli, soprattutto per quanto riguarda gli USA, provenienti dalle foreste russe e asiatiche. Orsi, scoiattoli striati, cervi reali e orsi neri, ricavano preziose calorie per l’inverno da questi piccoli alimenti, di conseguenza adesso sono esposti a gravi rischi per la sopravvivenza. Proposta subito rifiutata da alcuni chef liguri, legati alla ricetta tradizionale del pesto alla genovese. Una soluzione non particolarmente gradita neanche da Slow Food, che attraverso la portavoce Paola Nano fa sapere come ritenga accettabile l’utilizzo di pinoli, a patto però che provengano solo ed esclusivamente da raccolte sostenibili locali e non da importazioni massive dall’est.Una possibile alternativa all’utilizzo di pinoli per la realizzazione del pesto viene proposta dallo stesso Slaght, che suggerisce l’impiego di anacardi, noci, pistacchi e mandorle.




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