Irisina, l’ormone dello sport che aiuta a dimagrire

La sua esistenza era già stata appurata nel 2012, per poi essere rapidamente archiviata nella categoria dei falsi miti. Stiamo parlando dell’irisina, ovvero l’ormone dello sport, prodotta dal nostro organismo, dai muscoli in particolare, quando facciamo movimento.
Scoperta nei topi, sino ad oggi non aveva trovato alcun riscontro nelle analisi condotte nell’uomo, almeno sino a quando una equipe di ricercatori di Harvard non ne ha verificato l’esistenza, pubblicando lo studio condotto su Cell Press, oltre a procedere alla redazione di un protocollo che consente di dosarlo nel sangue, che però andrebbe ancora perfezionato.
E’ stato Bruce Spiegelmann, autore senior della ricerca statunitense, a spiegare i motivi che avevano spinto sinora a dubitare circa l’esistenza dell’irisina. Secondo il ricercatore della Harvard Medical School e del Dana-Farber Cancer Institute, infatti, la tecnica sin qui utilizzata per la sua misurazione andava alla ricerca di una sequenza errata. In particolare, veniva usato come spia di inizio del processo che deve condurre dal gene alla proteina un segnale, l’Atg, invece di quello Ata, più raro che però era quello più indicato per l’organismo umano. Proprio l’adozione di quest’ultimo, ha permesso infine a Spiegelmann e al coautore del report, Steven Gygi, di arrivare a fare centro, riscontrando e dosando la presenza dell’irisina. Ormone che pur circolando in dosi minime, può essere paragonato ad esempio all’insulina.
Il suo livello è stato analizzato prendendo come campione un gruppo di volontari dopo le attività anaerobiche (ovvero nuoto a bassa intensità, ciclismo o passeggiate) e un altro di sedentari. Ai primi è stato chiesto di fare tre ore di esercizio fisico settimanale lungo l’arco di tre mesi, agli altri di condurre una vita sedentaria, nello stesso lasso di tempo. Al termine del test, l’irisina è stata riscontrata in tutti i soggetti, ma con concentrazioni molto diverse: se nei volontari sedentari la sua quantità raggiungeva una concentrazione di circa 3,6 nanogrammi per ml, saliva infatti a 4,3 negli altri. Una differenza che i ricercatori non hanno avuto dubbi a ricondurre appunto allo sforzo fisico fatto dagli sportivi.
L’irisina, dunque, non è un mito e la sua presenza nel sangue dipende dall’attività fisica condotta. Una scoperta che potrebbe presto avere ricadute importanti, soprattutto ove i risultati venissero confermati. In tal caso, infatti, si potrebbe aprire una nuova strada nella ricerca di medicinali in grado di combattere efficacemente contro le disfunzioni del metabolismo e di prodotti in grado di incidere con maggior forza e precisione sulla perdita del peso in eccesso.




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