Quando conviene mangiare senza glutine

Il glutine è una sostanza composta da una parte proteica ed una lipidica ed è contenuto in farine, frumento, segale e orzo. Quindi moltissimi cibi tra cui pane, pasta, ma anche alcuni latticini e carni contengono percentuali più o meno elevate di glutine. L’Istituto Superiore di Sanità ha redatto un elenco dettagliato di cibi contenenti glutine; vediamo quali categorie di soggetti dovrebbero adottare una dieta povera o priva di glutine.
Alcune persone sono affette da celiachia: presentano intolleranza al glutine, producono anticorpi che reagiscono in modo errato nei confronti di alcune proteine presenti nell’organismo ed in particolare riconoscono alcuni elementi dei villi intestinali come agenti patogeni. I villi intestinali vengono progressivamente distrutti e si manifestano sintomi di carattere gastroenterico come diarrea, flatulenza, digestione difficile, dimagrimento. Per diagnosticare la celiachia ci si basa in prima istanza su esami ematochimici di routine e successivamente su accertamenti di secondo livello come la biopsia dei villi intestinali. Si osservano i vari gradi di infiammazione e degradazione intestinale e la presenza di anticorpi. La terapia principale per i soggetti celiaci è adottare una dieta priva di glutine: anche le lesioni già instaurate possono regredire e i sintomi spariscono del tutto.
Nel caso di soggetti affetti da colon irritabile non è dimostrata una vera intolleranza al glutine, ma spesso i pazienti riferiscono di un’accentuazione dei sintomi in caso di assunzione di pane e pasta e altri cibi contenenti glutine. Il suggerimento non è quello di astenersi completamente dall’assunzione di glutine, ma di ridurne l’introito soprattutto nei momenti di maggiore intensità dei sintomi.
Anche nel caso di colite è opportuno ridurre l’apporto di glutine: chi soffre di colite spesso presenta un quadro molto simile ai pazienti celiaci, ma non sono rilevate le alterazioni bioptiche per fare una diagnosi di celiachia. Tuttavia molte volte una dieta povera di pane, pasta e farine può ridurre i sintomi e migliorare la qualità della vita dei pazienti.
Stessi accorgimenti nel caso di malattie infiammatorie croniche come il morbo di Chron e la rettocolite ulcerosa: ridurre l’apporto di glutine se i sintomi si accentuano durante l’assunzione.
Nel caso dei pazienti diabetici i dati medici sono abbastanza discordanti: certi esperti sottolineano che alcuni soggetti diabetici potrebbero presentare le stesse alterazioni intestinali dei celiaci e quindi gioverebbero di un ridotto utilizzo di glutine. Tuttavia le linee guida internazionali non suggeriscono una dieta priva di glutine per i diabetici,ma piuttosto una dieta bilanciata tra grassi, proteine e zuccheri.




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